Lambrusco

Il Lambrusco è un vitigno molto antico e per risalire alle origini del nome, per cercare di capire chi furono i primi a chiamarlo così dobbiamo tornare indietro al tempo degli Etruschi. Però le testimonianze sono scarse e le prime vere attestazioni ci arrivano solo nel II sec. a.C. grazie a Catone, che nel suo De Agricoltura nomina una vite selvatica dal nome di Labrusca. E non è il solo, perché con lui ci arrivano anche attestazioni di personaggi di spicco quali Varrone e Plinio il Vecchio.

Facendo un salto più avanti nel tempo arriviamo al XIV secolo, quando il studioso Pier de’ Crescenzi riporta ancora una volta la testimonianza di un vino, chiamato Lambrusca (Ruralium Commodorum Libri Duodecim). E due secoli dopo, nel 1596 per la prima volta il termine viene associato a un vero e proprio Vitigno e non più a una vite selvatica, elevando il Lambrusco di rango. Il percorso di crescita è lungo e tortuoso e le informazioni in proposito sono non sempre molto chiare. Di certo c’è una lunga tradizione di addomesticamento di molti ceppi di vite selvatica, alcuni dei quali oggi confluiscono nei vitigni nominati Lambrusco. Sicuramente non ha favorito un percorso di chiarezza la confusione tra la vitis lambrusca (tipica pianta arbustiva rampicante delle Americhe) e la vitis vinifera.

Ma, chiudendo i conti: quanti tipi di “Lambrusco” attualmente conosciamo? Negli ultimi anni i trattati non sono mancati e il conteggio ha subito notevoli variazioni. Se nel XVII secolo di potevano contare circa 50 tipi di Lambrusco, oggi le testimonianze scientifiche hanno ridotto notevolmente la conta, scendendo a 8 (nessuno a bacca bianco, sebbene in passato fossero in buon numero), soprattuto a causa di un lungo processo di selezione clonale degli ultimi decenni. Tra le tipologie di spicco che è doveroso menzionare ricordiamo il Lambrusco di Sorbara, il Grapparossa, il Maestri, il Marani e il Salamino.

Il Lambrusco è molto presente nelle province di Modena e Reggio Emilia, anche se è ben attestato in tutta la Pianura Padana. È possibile trovare coltivazioni di questo vitigno anche in Puglia.

La storia ci tramanda l’idea di un vino artigianale, prodotto per consumi personali (ma in un passato meno recente questo valeva per ogni prodotto alimentare). L’imbottigliamento avveniva in primavera (luna di marzo) con rifermentazione in bottiglia senza l’eliminazione dei lieviti. Il fondo che ne derivava (fisso, nel dialetto emiliano) lo rendeva poco stabile e soggetto al deterioramento, soprattutto nei periodi più caldi. L’industrializzazione degli ultimi 30 anni del secolo passato ha cambiato radicalmente questo processo ed eliminato del tutto la rifermentazione in bottiglia (e incrementato le rese per ettaro), aumentando così la produzione e la stabilità del prodotto (processo di spumantizzazione svolto quasi esclusivamente in autoclave).

Alcune proposte etimologiche per il termine Lambrusco: Il nome potrebbe derivare da labrum (margine dei campi) e ruscum (pianta spontanea): in questo modo la vite “labrusca” sarebbe quella che cresce incolta ai margini dei campi (teoria vicina a quella crescita selvatica menzionata dianzi). Ma il nome potrebbe nascere anche dalla fusione dei termini labo (prendo) e ruscus (che punge il palato), da qui anche l’origine della parola “brusco”. Questa parola infatti, esemplifica la caratteristica dei vini giovani.

Gli abbinamenti migliori sono quelli che fanno capo alla cucina emiliana. Al Lambrusco si abbina bene un piatto grasso e ricco di aromi, ma anche formaggi ben stagionati come il Parmigiano e la Grana.

VINI DOC

Colli di Scandiano e di Canossa Lambrusco Montericco rosato frizzante
Lambrusco di Sorbara
Lambrusco Grasparossa di Castelvetro
Lambrusco Modena
Lambrusco Salamino di Santa Croce
Lambrusco Reggiano
Lambrusco Grasparossa Colli di Scandiano e Canossa
Lambrusco Mantovano

VINI IGT

IGT della Provincia di Mantova
IGT di Quistello
IGT Emilia che partono da Piacenza fino a Forlì e Cesena passando da Ravenna

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